il turismo responsabile
Cosa significa essere turisti responsabili?
Il turismo responsabile si riferisce a un approccio al turismo nato alla fine degli anni’80 e caratterizzato da una duplice preoccupazione per l’ambiente dei luoghi visitati dal turista e per il benessere delle popolazioni che vi abitano. Nella maggior parte dei casi, l’espressione viene utilizzata con riferimento al turismo nei paesi del Terzo Mondo o in via di sviluppo, dove si concentrano una parte essenziale del patrimonio ambientale del pianeta e, spesso, popolazioni in difficoltà.
Ma se caliamo il concetto nella quotidianità di un viaggio in Africa, cosa significa essere turisti responsabili?
Forse per capirlo dobbiamo prima di tutto rispondere ad alcune domande.
Perché non dobbiamo dare soldi ai bambini?
In Africa i bambini sono ovunque ed è piuttosto frequente che, vedendoci bianchi, ci chiedano denaro. Dobbiamo tenere presente che il pochissimo denaro che i turisti danno ai bambini può diventare una fonte di reddito per le famiglie locali che, in gravi difficoltà, potrebbero preferire lasciare i figli per le strade ad accattonare piuttosto che mandarli a scuola. In questo modo noi distruggiamo il futuro di quei bambini.
Le donazioni vanno bene, ma è importante che le facciamo attraverso strutture in grado di dare un reale contributo alla vita dei bambini. Informatevi prima di partire o quando siete sul posto cercate delle associazioni che vi dicano cosa può essere utile fare per loro.
Dov’è più opportuno alloggiare o mangiare?
Ogni qual volta sceglieremo un alloggio e un ristorante gestito da persone del posto daremo il nostro contributo all’economia locale, incentiveremo l’iniziativa dei singoli e contribuiremo all’auto sviluppo del paese. E, cosa altrettanto importante, faremo un piccolo passo alla scoperta di un mondo lontano e accogliente.
Perché dobbiamo fare attenzione a cosa compriamo?
Esistono conchiglie, gioielli, cinture, tappeti e una serie innumerevole di prodotti artigianali, differenti da paese a paese, che vengono realizzati con animali protetti e in via di estinzione. Comprarli significa depredare un patrimonio collettivo e danneggiare l’economia e il futuro del paese.
Facciamo attenzione prima di acquistare qualcosa e cerchiamo di capire se il nostro souvenir sarà davvero il ricordo di un viaggio che ci ha avvicinato agli altri nel rispetto della natura, delle persone e degli animali che vivono nella terra che ci sta ospitando.
IL BENIN
Il Benin e allungato tra il fiume Niger a nord e l’insenatura di Benin a sud, l’elevazione del territorio non varia significativamente nelle differenti aree del paese. La maggior parte della popolazione vive nelle pianure costiere meridionali, dove sono anche localizzate le maggiori città del Benin, tra le quali Porto-Novo e Cotonou. Il nord del paese è costituito principalmente da altipiani semi aridi e ricoperti da savana.
CLIMA
Il clima in Benin è caldo e umido, con una relativa scarsità di piogge che si concentrano nelle due stagioni piovose (aprile-luglio e settembre-novembre). D’inverno le notti possono essere piuttosto fresche, a causa dell’harmattan, un vento secco e polveroso.
LINGUE PARLATE
La maggior parte di essi ha la propria lingua, e il francese è utilizzato come lingua ufficiale (il paese è parte dell’Africa francofona) ed è parlato soprattutto nelle aree urbane. Tra le lingue indigene, le più utilizzate sono il fon e lo yoruba.
RELIGIONI
Le religioni indigene locali sono predominanti. Le religioni introdotte successivamente sono l’Islam (20% della popolazione) e il Cristianesimo (30% della popolazione).
Si pensa che il Vudù (o “Voodoo”, come è conosciuto comunemente) abbia avuto origine nel sud del Benin per essere poi introdotto in Brasile, nelle Isole Caraibiche, e in parte del Nord America dagli schiavi prelevati da questa zona particolare della Costa degli schiavi. Il termine deriva dalla lingua fon, parlata nel sud del Benin, e significa «genio», «spirito protettore». Dalle coste del Golfo di Guinea questo antico culto ha poi attraversato l’oceano sulle navi negriere per approdare sulle coste haitiane dove ha conosciuto uno splendore forse maggiore di quello riconosciutogli in patria. Pur assorbendo influenze locali ed esterne, che hanno provocato alcune trasformazioni, il vudù ha mantenuto le sue caratteristiche originali e le sue radici affondano ancora oggi nel fertile terreno della tradizione culturale africana. Rito di possessione per eccellenza il vudù è spesso stato spacciato come fenomeno di estasi collettiva, ma studi più recenti hanno conferito a questo culto la dignità di religione poiché si è riconosciuto in esso una serie di elementi che ne confermano il valore teologico.
ouidah
Immersa in un palmento che arriva fino alla spiaggia sull’oceano Atlantico, Ouidah è una cittadina tranquilla dove si respira una atmosfera serena e rilassata, tra bar e ristoranti in centro, un grande mercato ogni cinque giorni e una popolazione gentile che ha voglia di chiacchierare e conoscere. Sulla sua immensa spiaggia circondata da palme si trova la “Porta del non Ritorno”, monumento in memoria delle migliaia di schiavi che partirono per le Americhe. Da non perdere anche il museo di Ouidah all’interno del forte portoghese. Ouidah è anche la capitale mondiale del Voodoo. Ricca di storia e profondamente multi religiosa ha nello stesso quartiere la cattedrale cristiana, la moschea, una chiesa protestante e il tempio del pitone. Infine la foresta sacra, con i suoi alberi secolari ai cui piedi si compiono sacrifici e fanno offerte e il mercato dei feticci, dove la popolazione compra giornalmente gli “ingredienti” per i propri rituali, aiutano a comprendere meglio lo sfaccettato mondo religioso del paese.
ganvie'
Costruita tra il 1500 e il 1600 come rifugio sull’acqua per sfuggire ai mercanti di schiavi, oggi la città conta 35.000 abitanti. E’ situata ad un’ora circa da Cotonou ed è soprannominata la “Venezia d’Africa” in quanto le case, la moschea, la chiesa, i piccoli negozi, insomma ogni cosa è interamente costruita su palafitte. Esistono solo due isolotti di terra riportata (tutto il lavoro è stato fatto con le piroghe) dove sorgono la scuola e l’ospedale. Non ci sono strade, solo l’immenso lago salmastro di Nokoue. Ogni attività si svolge sull’acqua: la pesca con le reti, i mercati galleggianti, la preghiera e ogni spostamento utile tant’è che un detto locale dice: “I bambini di Ganviè imparano prima a remare che a camminare”.
bouche du roy
La Bouche du Roy è il delta del fiume Momo, una laguna che regala momenti unici in mezzo a una natura incontaminata: sabbia dorata, palme da cocco e acqua turchese. Un giro in piroga tra le mangrovie permette di scoprire i villaggi lungo il fiume i cui abitanti vivono grazie alla pesca e all’estrazione del sale secondo il metodo tradizonale. Sul delta vivono numerose specie di uccelli tra le quali l’airone e il martin pescatore e una colonia di tartarughe marine viene qui a deporre le uova sulla spiaggia, un piccolo centro gestito da locali si occupa della loro tutela. Le donne dei villaggi cucinano il pranzo sulla spiaggia dove, tra le palme che la circondano, è possibile rilassarsi sulle amache cullati dal rumore delle onde.
tangba
Conosciuto anche come Taneka (dal nome dei loro due villaggi principali), vivono sui monti dell’Atakora, nella regione di Djougou e sono considerati “il popolo magico delle montagne” o ancora “il popolo delle pietre”. Le pietre sono sempre state, e sono tutt’ora, l’elemento base della vita di questo popolo: dalle case costruite come piccoli fortini di difesa, agli utensili utilizzati giornalmente, alle grotte sacre dove tutt’oggi i capi tribù svolgono le loro funzioni religiose. Il luogo sacro per eccellenza è la grotta di Varun, dove vengono eseguiti i sacrifici e predetto l’avvenire. Il rifugiarsi sui monti ormai quasi due secoli fa per difendersi dalle guerre e dagli schiavisti, ha isolato i Tangba, facendo così giungere a noi tradizioni e stili di vita incontaminati.
somba
Concentrati a sud ovest di Natitingou, nel nord del Benin, questo popolo ha resistito sia alla schiavitù dei negrieri del Dahomey sia alla diffusione del cristianesimo e dell’Islam, difendendo la loro fede Animista.
La caratteristica principale che li contraddistingue sono le loro abitazioni le Tata, capanne circolari a due piani (caso quasi unico in Africa) con torrette che fanno pensare ad un piccolo castello (ecco perché sono chiamati anche “i castellani d’Africa”). Tutt’oggi legati alle loro tradizioni costruiscono ancora, utilizzando ciò che la terra gli offre: fango, argilla, legno, paglia e sterco di bestiame. Il piano terra è dedicato alla cucina e come stallo notturno per il bestiame, il piano superiore, collegato tramite una piccola scala in legno, ospita un terrazzino su cui si affacciano le torrette con tetto in paglia. Le torrette sono divise tra due funzioni: alcune fungono da granai come deposito per le scorte di cibo, altre sono invece le camere da letto della famiglia. Dal 2004 le loro terre sono incluse nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.
abomey
Antica capitale dello spietato regno del Dahomey che sfidò le potenze coloniali per secoli (dal 1600 al 1900), resistendogli grazie al valorosissimo esercito composto dalle Amazzoni del Dahomey: donne guerriere tanto fedeli quanto letali che per intimidire il nemico arrivavano a limarsi i denti fino ad appuntirli come quelli di un serpente. Abomey conserva l’antico Palazzo Reale costruito nella seconda metà del 1600 e inserito nel patrimonio mondiale dell’UNESCO e numerosi templi Voodoo, dove è possibile ricostruire i fasti di uno dei più grandi imperi africani.
voodoo
Il Voodoo fu riconosciuto nel 1997 come religione ufficiale, volta a portare pace e armonia, partendo dal rispettoso riavvicinamento con la natura diametralmente distante dall’immaginario occidentale, cinematografico e non solo, in cui il Vudu è intriso di magia nera, pratiche oscure e riti malvagi.
Ouidah ne è la capitale mondiale e il posto d’onore in città lo ha il tempio del pitone: qui vivono oltre sessanta pitoni venerati come divinità. Una continua processione di fedeli porta offerte per nutrirli perché essi sono considerati la più alta forma di divinità Voodoo. Il Voodoo è praticato tutto l’anno, ma è nei giorni successivi al capodanno che inizia il periodo di maggior fermento che vede il suo apice il 10 Gennaio, durante il Festival.
Per capire meglio cosa rappresentano il Voodoo e il suo Festival per il Benin vi invitiamo a leggere il racconto di un’amica che è stata a Ouidah con noi http://www.laglobetrotter.it/richiami-del-vodu-sulla-spiaggia-ouidah/
EVENTI
10 gennaio Festa mondiale del Vudù.
Quest’esperienza religiosa è molto più ricca e complessa di quanto ritenuto dagli occidentali, secondo i quali, troppo spesso, il vudù sarebbe solo una banale forma di magia nera. Si tratta invece di una religione che dà senso e ordine alla vita di milioni di persone, qui e altrove nel mondo.
Nelle città e nei villaggi si può assistere a cerimonie durante le quali, tra percussioni e canti, i Vudù invocati s’impossessano di alcuni adepti, dando luogo ad autentiche manifestazioni di trance.
Nella città di Ouidah si celebra ogni 10 gennaio la festa mondiale del Vudù.

